L’arte pittorica e l’arte del tatuaggio hanno sempre
camminato di pari passo. Finora, però, se ne sono accorti solo gli addetti ai lavori. Il progetto “Amalgamarte” nasce proprio da questo assunto, e cioè, sdoganare la figura del tatuatore legata alla sola copia di disegno e scrittura. Dietro l’arte del tatuaggio, c’è per forza di cose, evidente e ineluttabile, la capacità di prendere il pennello e di rendere unica una tela. E’ stato questo il motivo che ha spinto un gruppo di amici ad immortalare su uno sfondo immaginario tutto il loro essere. Una essenza che ha dovuto fare a meno di un piccolo pezzo dell’istinto umano: l’invidia. Disegnare insieme ad un collega è un po’ come mettersi alla prova in una disciplina sportiva. Se c’è la volontà di
sovrastare l’altro,allora, la strada non è quella giusta. Amalgamarte, dunque, è la tangibile
dimostrazione che unire non è mai un errore.
I quadri sono stati dipinti durante tre sessioni durate oltre 240 ore. Una reclusione non coercitiva che ha dato il via ad un meccanismo, quello della pittura simbiotica, che potrebbe essere il vero motore della società del “nuovo millennio”. Una cosa semplice, senza linee né confini, la libertà di essere se stessi, di essere migliori.